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LA MORTE E LA FANCIULLA

LA MORTE E LA FANCIULLA

 Teatro Cantiere Florida Firenze
venerdì 16 febbraio 2018
21:00

REGIA E COREOGRAFIA MICHELE ABBONDANZA E ANTONELLA BERTONI CON ELEONORA CHIOCCHINI, VALENTINA DAL MAS, CLAUDIA ROSSI VALLI MUSICHE FRANZ SCHUBERT, LA MORTE E LA FANCIULLA TITOLO ORIGINALE DER TOD UND DAS MÄDCHEN LUCI ANDREA GE

In scena tre differenti "capolavori": Uno musicale: il quartetto in re minore La morte e la fanciulla. Uno fisico: l'essere umano nell'eccellenza delle sue dinamiche. Uno spirituale-filosofico: i

In scena tre differenti "capolavori": Uno musicale: il quartetto in re minore La morte e la fanciulla. Uno fisico: l'essere umano nell'eccellenza delle sue dinamiche. Uno spirituale-filosofico: il mistero della fine e il suo continuo sguardo su di noi. Come già Matthias Claudius nel testo del Lied e Franz Schubert nel quartetto d'archi in re minore, abbiamo seguito il tema della morte accompagnata a giovani figure femminili sul crinale di un confine oscuro tra sessualità e morte; nello spettacolo questi due aspetti sono così distinti: piano coreografico (la fanciulla) e piano video (la morte). La danza e la musica di Schubert appartengono al mondo della "Fanciulla". Sul palcoscenico orizzontale la coreografia, una sorta di stenografia bruciante, segue rigorosamente, fino all'evidenza e all'eccesso, gli impulsi musicali: ottocenteschi e romantici. In questa direzione troviamo i corpi nella loro essenza: privi finanche di quell'ultima copertura possibile, fisica ed emotiva. Nudi, come al cospetto della morte. Nei video diamo l'immagine che "la Morte" ha di noi. È uno sguardo sul contemporaneo: sfalsato e distorto, che ci restituisce un presente virtuale in antitesi con l’accadimento “live” della coreografia. Sul palcoscenico verticale (lo schermo), l'occhio della videocamera riflette la visione invadente e sempre presente dell'antagonista delle fanciulle. Il suono è quello silente del velato e inquietante respiro della morte, sospesa tra i quattro movimenti del quartetto d’archi. Il nostro pensiero torna a posarsi sull’umano e su ciò che lo definisce: la vita e la morte, l’inizio e la fine sono i miracoli della nostra esistenza.