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IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE

IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE

 Teatro di Rifredi - Firenze

di Josep Maria Miró traduzione e regia Angelo Savelli con Giulio Maria Corso, Monica Bauco, Riccardo Naldini, Samuele Picchi scene di Federi

Jordi, giovane ed estroverso istruttore di nuoto, durante un allenamento, dà un bacio a uno dei bambini che si è messo a piangere per paura dell'acqua. Questo gesto provoca le perplessità di alcuni ge

Jordi, giovane ed estroverso istruttore di nuoto, durante un allenamento, dà un bacio a uno dei bambini che si è messo a piangere per paura dell'acqua. Questo gesto provoca le perplessità di alcuni genitori, già turbati da un caso di pedofilia verificatosi in una vicina ludoteca. Si innesca così una spirale di diffidenza che fa venire alla luce un contesto di pregiudizi e paure che porteranno dal sospetto alla psicosi collettiva, dall'indiscrezione alla crocefissione mediatica. In apparenza "Il principio d'Archimede" sembra parlare di un caso di pedofilia. Ma in realtà ci parla anche d'altro: della paura, dell'educazione e delle relazioni sociali. Ci parla del tipo di società in cui vogliamo vivere e ci pone una domanda molto semplice: vogliamo una società dove, disgraziatamente, possono verificarsi delle crepe o addirittura degli abusi ma dove sia ancora consentita l'empatia e la tenerezza tra gli individui; oppure preferiamo una società più sicura dove si mettano in campo tutti i meccanismi di protezione per impedire ogni rischio, anche costo di diventare tutti un po' poliziotti e un po' indagati? Significativamente, l'autore non prende posizione sulle reali intenzioni di Jordi, il cui carattere, pur marcatamente solare, viene tratteggiato con forti margini di complessità. Sta allo spettatore farsi un'idea della personalità del ragazzo. La rappresentazione si concentra invece le dinamiche inter-personali e sociali che si scatenano implacabilmente a partire da un evento la cui realtà o falsità diventa del tutto ininfluente rispetto agli effetti che produce. Scritto con nerbo e senza una goccia di retorica, questo testo è al tempo stesso la rappresentazione della spirale che dalla paura porta alla violenza e una metafora dell'ambiguità della verità. Il protagonista Giulio Maria Corso è stato il protagonista del musical “Rapunzel” con Lorella Cuccarini e l’uomo di scorta del giudice Borsellino al fianco di Cesare Bocci nel docufilm di Rai 1 “Adesso tocca a me”.